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Mi si conceda un momento di immodestia, unita a fastidio. E se non me lo si vuole concedere, me lo prendo lo stesso. Vedo ora tutti questi signori, da Franceschini a Veltroni, passando per Romano Prodi e, allargandoci ai leader locali, Stefano Bonaccini, che cominciano a spiegare che il Pd di Renzi così non va, e in realtà che anche Renzi così non va. Ma cosa si aspettavano? Chi era Renzi lo si era capito già da molto tempo. Nel mio piccolo due anni fa uscii con un libro su di lui, simpaticamente ostracizzato dalla stampa (unica recensione su quotidiani di carta quella del prof.  Gianfranco Morra, su Italia Oggi), ché due anni fa Renzi era ancora un sacco di moda e potente. In quel libro ricostruivo la narrazione renziana di governo (di Renzi & Co, appunto), oltre che alcune strategie comunicative, compreso il rapporto con i media. E la molla che aveva fatto scattare in me il desiderio di compiere un serio studio su tutto ciò era la sensazione che avvertivo ormai da più di un anno che il Nostro in realtà ci stesse prendendo in giro. O meglio, che fosse soprattutto mosso da una irrefrenabile ambizione, attorno alla quale, con innegabili doti di coraggio e fiuto per il consenso, aveva costruito un racconto tanto avvincente quanto vuoto, ma che quell’ambizione non avrebbe portato da nessuna parte, perché non sorretta da alcuna visione e profondità di pensiero e piuttosto alimentata da piccole furbizie e tatticismi.

Non sono certo stata la prima a capirlo, forse tra i primi tra coloro che non avevano pregiudizi culturali o ideologici nei suoi confronti e avevano inizialmente sperato nel suo successo (quando scrivo ‘inizialmente’ mi rifaccio soprattutto alle primarie del 2012).

Non sono un genio, né una maga, semplicemente ho l’abitudine di dire quello che penso e come vedo le cose, senza mediazioni e opportunismi. E, come altri che avevano compreso la natura del personaggio, sapevo che non sarebbe andata a finire bene.

Ma ecco che ora si svegliano tante belle addormentate. Alcune in realtà non si svegliano, hanno sempre saputo con chi avevano a che fare, ma hanno ritenuto che finché il carro fosse rimasto comodo e confortevole, sarebbe stato conveniente rimanervi sopra ben accovacciati. Non è necessario fare nomi, uno in particolare. Altri, evidentemente poco abituati a ragionare sulla natura umana e certe sue costanti, si sono illusi che piano piano il piombo avrebbe potuto trasformarsi in oro, o che, vista l’abbondanza di brocchi, avesse un senso puntare su un cavallo che almeno desse l’dea di saper correre, pur non sapendo dove. Altri ancora, con un pensiero di breve periodo, trovandosi dentro alla ‘ditta’, pur rinnovata dal nuovo gestore, hanno ritenuto che il capo andasse difeso, protetto, osannato sempre e comunque, anche di fronte all’evidenza contraria, perché la ditta è la ditta e senza alternative di capi più con-vincenti tanto vale far finta che vada tutto bene.

A questi signori vorrei dire che era tutto previsto, era tutto scritto, alcuni di noi lo avevano scritto, trasformandosi per ciò in odiosi e insopportabili Gufi. Ora fareste meglio a tacere, perché il vostro partito (per non parlare dell’Italia) a questa situazione lo avete portato anche voi. E anche a tanti (non tutti) giornalisti della grande stampa italiana vorrei dire che per una volta dovrebbero fermarsi a pensare, per riflettere sul loro ruolo, che forse non è quello di osannare i potenti quando sono potenti e criticarli senza più remore quando il successo non arride più.

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5 thoughts on “Ma che vi aspettavate da Matteo Renzi?

  1. “Inizialmente”, nel 2012, anch’io sperai in Renzi, ma mi bastarono pochi mesi (campagna elettorale e immediato dopo elezioni del 2013) per capire la cifra del personaggio. Insopportabile, inconcludente, narcisista, bulimico di potere. Quello che mi disturba di più è questa apparenza di personaggio sempre in movimento. Corre, corre… ma, come su un tapis-roulant, rimane sempre allo stesso posto. E ancora corre, corre… ma più che correre rincorre. Prima rincorreva Obama, adesso rincorre Macron, ma senza una visione del mondo, senza una precisa strategia

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  2. A parte la “tiratina d’orecchi” a quelli che non avevano capito in tempo quanto fosse perfido il Rignanese, solo fuffa, non una considerazione politica, non un perché (anche se è facile ipotizzare che, rotto il ghiaccio, ognuno scagli la sua pietra).
    La grande miseria di questo paese sta anche qua.

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