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da QN – Quotidiano Nazionale, 21 dicembre 2016

 

Mentre continua ad essere il protagonista delle cronache politiche, oggi Matteo Renzi spunta anche dalle pagine patinate di Chi, la nota rivista italiana di gossip che negli ultimi anni ha dedicato ampio spazio e più che benevoli servizi alle sue “gesta”.

Spunta, in foto che non paiono affatto rubate, dagli scaffali di un supermercato di Pontassieve, con un carrello pieno, infagottato nel suo piumino.

In un libro di alcuni anni fa, il noto pubblicitario e consulente politico Jacques Séguéla aveva scritto che nell’era della crisi la chiave della comunicazione richiedeva un nuovo storytelling, un racconto tipo «Merkel che fa la spesa al supermercato vicino a casa». Che i consulenti di Renzi – o Renzi stesso – abbiano o no letto Séguéla, devono aver pensato che la nuova fase zen e intimista che l’ex presidente del Consiglio sta annunciando al Paese (a partire dal suo racconto su Facebook, dopo la sconfitta, di un rientro silenzioso a casa, nella notte) potesse essere ben rappresentata da questo momento di vita comune e quotidiana, tra la “gente”.

Tuttavia, le diverse foto che effettivamente ci è capitato di vedere di Merkel al supermercato erano foto furtive, che mostravano un aspetto plausibile della sobria e pragmatica Cancelliera. L’odierno caso del Renzi “casalingo” assomiglia, invece, più a una strategia di comunicazione per realizzare un repentino cambio di immagine. Ma l’immagine non si cambia come un abito e, soprattutto, richiede sempre una coerenza con il politico che la trasmette. Il passare, dall’oggi al domani, dall’eroe che lancia in resta combatte in ogni luogo e su ogni piattaforma mediatica per trasformare l’Italia al tran tran quotidiano al paesello non è molto convincente. Ognuno di noi sa che il cambiamento, se è profondo, richiede tempo e fatica.  E soprattutto non è molto convincente se nel frattempo i giornali continuano a raccontarci di continue e mutevoli strategie per il rilancio.

Ma vi è un altro errore nel quale i leader politici possono incorrere, ovvero la “saturazione”. L’ubiquità mediatica stanca. Specialmente se quell’ubiquità è accompagnata da un discorso che si ripete sempre uguale. Mettere in scena il “tranquillo casalingo” è solo un modo diverso, e poco credibile – e per questo potenzialmente irritante agli occhi dell’opinione pubblica -, per essere sempre protagonista. Un Renzi davvero diverso sarebbe un Renzi silenzioso, che si sottrae al continuo racconto mediatico, che per un po’ evita di far parlare di sé. Per tentare di recuperare almeno un po’ della fiducia perduta. Ma qui entrano in gioco le attitudini psicologiche: Matteo Renzi è capace di, o disponibile a, immaginare un altro stile di leadership?

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