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Da: “Il Piacere della Lettura” – Inserto del sabato del Quotidiano Nazionale – QN

Sabato, 25 giugno 2016

di Sofia Ventura

Oggi parliamo di leadership e democrazia del pubblico, ci affidiamo ai leader per il nostro futuro, guardiamo spazientiti a quei corpi intermedi e a quelle istituzioni che intralciano il loro cammino. Crediamo di essere nuovi, ma in realtà siamo attori di un antico copione. E ce ne accorgiamo, ad esempio, leggendo il recente volume di Emilio Gentile (Il capo e le folle, Laterza, 2016) che ci aiuta a collocare il fenomeno del leaderismo contemporaneo nella storia occidentale, rievocando in una scorrevole opera il tema delle folle, del loro ruolo nella storia e della loro attrazione per i capi, da Pericle a Kennedy e de Gaulle, passando per Napoleone.

Gentile dedica alcune pagine al pioniere dello studio dei comportamenti delle folle, Gustave le Bon. Da Le Bon (La psicologia delle folle) le folle sono descritte come poco inclini al ragionamento, ma atte all’azione. In esse le attitudini intellettuali degli individui, colti o ignoranti, intelligenti o mediocri, scompaiono, insieme al senso di responsabilità, e un movimento comune verso l’azione basata su idee semplici («L’idea che ha invaso il cervello tende a trasformarsi in atto»), che non lasciano spazio al dubbio e all’incertezza, prende il sopravvento, grazie alla suggestione e al contagio. A loro volta, le folle cercano istintivamente un capo, che entra in una comunione intima con esse evocando le immagini capaci di impressionarle e sedurle. La folla può essere criminale o eroica, facendo agire i singoli individui dissolti in essa con una ferocia o un eroismo disinteressato che non apparterrebbero loro se presi singolarmente. La storia ci mostra esempi molto diversi delle direzioni prese dalle mobilitazioni create dalla forza di un capo, da Napoleone alla guida delle sue truppe, a Gandhi, Churchill o de Gaulle che, in modi diversi, chiamavano i loro popoli alla resistenza, a Hitler che condusse i tedeschi alla rovina fisica e morale.

Molto è stato scritto sui comportamenti delle masse dopo Le Bon, ma le sue analisi rimangono di grande interesse e le scoperte più recenti della psicologia e della neurologia (si pensi alle scoperte sui neuroni specchio dei quali si è parlato nel primo numero di questo settimanale nell’intervista a Vittorio Gallese) gettano nuova luce sulle sue intuizioni e osservazioni. E leggendo quelle pagine scritte alla fine del XIX secolo, non si può non pensare ai leader di governo delle nostre democrazie, che utilizzano in modo sistematico, ricorrendo alle tecniche del marketing politico e dello storytelling e attraverso i media, quelle immagini «evocate nel loro animo da un personaggio, un avvenimento, un accidente» che «assumono quasi la vivacità delle cose reali». Anche oggi, la seduzione del “pubblico”, e dunque l’ottenimento del consenso, non passa attraverso «la ragione, ovvero la via della dimostrazione», ma attraverso le moderne narrazioni che propongono immagini secondo i format contemporanei, a partire da quelli televisivi.

Tutto ciò avviene nel pieno della crisi dei partiti politici e delle istituzioni rappresentative, ovvero gli strumenti attraverso i quali la politica di massa è stata organizzata rendendo possibile lo sviluppo delle democrazie liberali. Oggi sono democrazie “stanche”, sfidate dalla crisi dello Stato, del welfare e dalle forze della globalizzazione, e vedono le loro opinioni pubbliche sempre più tentate dalle promesse di capi di ogni tipo – di governo o di partiti anti-sistema. E’ il fenomeno della personalizzazione della politica – sul quale riflette brevemente Gentile al termine del suo excursus – che di nuovo pone al centro la tematica del capo e delle folle, folle che si formano ancor più che nelle piazze, all’interno del sistema integrato dei media, che connette la televisione con l’universo del web, e spesso con le piazze stesse.

Il governo di società complesse oggi più che mai richiede capacità di leadership. Ma se il consenso è necessario per giungere al governo, fare dell’incontro emotivo tra capo e folle il fine principale della stessa attività di governo, in una politica continuamente “sceneggiata”, produce leader fragili, la cui statura è spesso ingigantita dalla politica-spettacolo e alla mercé di folle capricciose (come sono le folle).

Così come fa dimenticare quanto importante sia innovare partiti e istituzioni rappresentative che costituiscono l’anima dei nostri sistemi politici, i luoghi ove i comportamenti collettivi possono assumere un significato “razionale” e il principale strumento per fare emergere leader tanto all’altezza dei loro compiti, quanto “compatibili” con quei sistemi. Governare le folle, oggi diremmo conquistare l’opinione pubblica, è necessario. Confondere ciò con il fine del governare, però, sprofonda nell’irrazionalità degli umori collettivi la fragile e grande conquista dell’Occidente: la democrazia.

 

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One thought on “Il leader, la psicologia delle folle, la democrazia

  1. Magari i Leader “nostrani” leggessero Psicologia delle Masse di Le Bon , ma approfondendolo anche. Ancora di più se perfezionassero Psicologia delle Masse e Analisi dell’ Io di Freud, che ne amplifica le dimostrazioni. Purtroppo, credo non possiamo fare altro che enunciare e mantenere vive certe letture, pur sapendo che la storia deve fare il su corso e che il pressapochismo e la spavalderia su cui si basa la “sapienza politica” del momento, dovrà esaurirsi in attesa di chi la soppianterà con la saggia e matura consapevolezza dell’uomo di Stato.Grazie Sofia, per le costanti riflessioni.
    Gaetano Bruno
    @gaetanobruno3

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