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Se si afferma che chi voterà No al referendum costituzionale vota come Casa Pound, si vuole suggerire un’analogia. Altrimenti si parla a vanvera. Maria Elena Boschi ha voluto ribadire la sua brillante comparazione, espressa per la prima volta dal palco di Desenzano del Garda, anche alla direzione del Partito democratico (un’ottima mossa comunicativa: ignorate in prima battuta dai giornali, in seconda le sue imbarazzanti parole, che certo non giovano molto alla causa del Sì, hanno finalmente guadagnato i principali titoli). In quella sede Boschi si è voluta mostrare sorpresa di fronte a cotanta reazione alle sue ovvie parole: ma come, ha detto, che chi vota No vota come Casa Pound è un fatto oggettivo! Certo, lo è, ma di per sé è un fatto privo di significato, che non implica nulla. Dunque, rilevandolo si ha intenzione di inviare un messaggio. In caso contrario si dà fiato alla bocca e basta e Boschi ha voluto ribadire la sua ragione cercando di farci credere che questo è accaduto.

Ma sappiamo che non è così. Boschi ha fatto ricorso ad una argomentazione puerile e totalmente inverosimile invece che ammettere che aveva fatto uno scivolone. Uno scivolone, a sua volta, che sembra motivato dall’assenza della consapevolezza che nel discorso pubblico esistono dei codici che hanno a che fare con il rispetto, ma ancor di più, mi si consenta, con la ragionevolezza. Altrimenti ci si comporta come un Di Battista qualsiasi, non come un ministro. A Boschi deve essere parsa una trovata geniale mettere sullo stesso piano gli elettori del No e i fascisti di Casa Pound. Essendo priva dei quei codici di cui si è detto, o essendosi di molto abbassata la soglia del loro utilizzo – a causa della tensione che agita i renziani, inquieti perché da tempo il Paese non risponde più, quando si interrogano allo specchio, che sono loro i più belli del reame – ha dato libero sfogo alla sua trovata. E di fronte alle reazioni non è stata in grado di comprendere la portata delle sue parole e ha risposto come se invece che far politica come una donna di 35 anni stesse litigando con un’amichetta come una pre-adolescente di dodici.

Ma questo è solo l’ultimo esempio di una retorica che lei utilizza appieno e con maestria, ma che appartiene a una buona parte dei più attivi militanti, a vario titolo, del renzismo.

Una retorica che non conosce logica, non conosce limiti, in vari casi si diletta con lo sberleffo e la provocazione da bulletti di cortile, ricorre alla ripetizione esasperata e alla banalità elevata a preteso pensiero geniale (che spesso gli adepti fanno propria pappagallandola in un grottesco gioco di echi). Abbiamo a che fare con una sorta di “liberi tutti”, un grido di battaglia con il quale si dichiarano, più o meno esplicitamente, abbattute le barriere non del politicamente corretto, ma delle regole della dialettica condotta con metodi civili. E così tutto si può dire. L’importante è affermare e affermarsi, l’importante è colpire e abbattere. In un vortice di narcisismo di gruppo – anzi di una pletora di narcisismi che trovano conforto nel gruppo – che ha portato e sta portando alla ribalta nuovi protagonisti che recano in dote come maggiore talento la loro ambizione e come principale passione il loro successo. Ma per il narcisismo rimando a una prossima puntata.

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