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Mio articolo pubblicato su QN – Quotidiano nazionale, 28 febbraio 2016

Renzi canta eroi e amori per far dimenticare Verdini

“Il premier è uno che racconta una storia”. Così affermava Renzi un anno fa. Oggi, la nuova storia che racconta riguarda il ddl sulle unioni civili, approvato in prima lettura. E’ un racconto di buoni sentimenti: “ha vinto l’amore” ha scritto su Twitter e Facebook. Torna alla mente l’amore che vince sull’odio di Berlusconi. Ma allora echeggiava un’evocazione evangelica, qui arie New Age: “Ha vinto la speranza contro la paura. Ha vinto il coraggio contro la discriminazione”. Il velo New Age, però, si posa su una vicenda ingarbugliata, che nello storytelling renziano si riassume nello schema: ho rischiato l’osso del collo mettendo la fiducia; il voltafaccia dei grillini ci ha costretti a un accordo con Alfano e allo stralcio dell’adozione del figlio del partner; abbiamo comunque fatto un passo avanti “storico”, erano trent’anni che ci si provava. Ovvero: l’eroe senza paura, i nemici del cambiamento, l’era nuova che sconfigge la palude. Ma come ogni narrazione, anche questa è parziale: la fiducia era scontata; nonostante il politicismo del M5S, alla fine la situazione era divenuta tale da non impedire una votazione che avrebbe potuto salvaguardare la stepchild adoption; il risultato finale è un passo avanti rispetto al nulla di prima, ma ci mantiene a molte leghe di distanza dalle altre democrazie occidentali.

Il racconto lirico serve a celare questioni più prosaiche, come il sostegno dei centristi al governo, le preoccupazioni per un’opinione pubblica maggioritariamente ostile alle adozioni, l’opposizione della Cei. Ma cerca anche di cancellare le titubanze di ieri. In origine la questione avrebbe dovuto essere affrontata da un ddl del governo che avrebbe superato la Cirinnà; poi si è continuato sul progetto Cirinnà, rivendicando il valore del dibattito parlamentare e negando l’uso della fiducia; poi è arrivata la fiducia e i grillini (che hanno fatto di tutto per offrire il destro a Renzi) sono stati scaricati. Inoltre, l’adozione del figlio del partner era stata recentemente rivendicata come una proposta della Leopolda del 2012, ma il 9 febbraio Renzi ha spiegato che per lui non è il punto principale della legge.

Vista in prospettiva, questa narrazione – e l’azione che giustifica – appare come un susseguirsi di partite al videogame, dove, quando il gioco prende una piega che non ti piace, clicchi su “ricomincia la partita”. Quel che è accaduto prima non conta. L’osservazione può essere estesa al tema della fiducia data dai verdiniani, che oggi è eluso, mentre ieri (ottobre 2015) Renzi ribadiva: “Verdini e i suoi non fanno parte della maggioranza. Votano le riforme, non la fiducia”.

Tanto più questa narrazione avrà la forza di stemperare la memoria nelle sue melodie New Age, tanto più saremo destinati ad essere guidati da un pragmatismo piuttosto spregiudicato, non si sa quanto orientato a ottenere risultati per i cittadini o volto a mantenere salda la posizione di potere e smagliante l’immagine del governo. Ma questo non dipende solo dal governo, dipende anche da chi contribuisce a formare la pubblica opinione, sistema dell’informazione compreso.

 

Post scriptum: il blog mi consente di aggiungere una breve riflessione all’articolo riprodotto. Se da trent’anni si tentava di regolare la materia delle unioni civili, non si può dimenticare che Matteo Renzi fu tra coloro che si opposero all’approvazione dei Dico. Niente di male se si cambia idea, però sarebbe bello riconoscerlo e spiegare il perché, non fingere di essere sempre stato dalla parte di quelli che volevano cambiare e innovare, fingere che nella nuova partita del videogame si possa assumere una nuova identià. A tal proposito consiglio la lettura di questo post:

https://unitagiubberosse.wordpress.com/2016/02/28/unioni-civili-la-verita-sul-passato-per-favore/

 

 

 

 

 

 

 

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