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Premetto che non nutro grande simpatia per Giulia Innocenzi, che mi è sempre parsa un po’ l’espressione di questi tempi casuali e superficiali. Ma ho letto il post del suo blog sul viaggio in Iran con un’amica e ho trovato sorprendenti, anzi, tristi e avvilenti,  tante reazioni aggressive e scomposte. Nel post lei e l’amica descrivono esperienze molto sgradevoli di molestie di vario tipo da parte di uomini, anche ragazzini. Un po’ troppe – e non ho motivo di ritenere che siano inventate – per essere considerate solo il prodotto di una notevole sfortuna. Nemmeno si ha motivo di ritenere che Giuia Innocenzi e l’amica si siano divertite a provocare gli uomini per strada, è difficile pensare che siano così irresponsabilmente cretine. Hanno riportato anche le parole di una guida, donna, che sembrerebbe confermare un problema diffuso. Hanno raccontato, questo hanno fatto, senza troppo perdersi in considerazioni sui massimi sistemi, se non qualche ragionevole, per alcuni opinabile – ma si può sempre discutere pacatamente, no? – riflessione su come un sistema di norme che discrimina può avere riflessi sui comportamenti sociali.

E sono arrivate le offese. In alcuni casi non offese ma accuse di voler esportare i valori occidentali, insomma una forma di neocolonialismo, come in questo post. Chissenefrega, dunque, se in un paese le donne hanno uno status di serie B e sono limitate nella loro libertà (e chissenefrega, aggiungiamo, se gli omosessuali se la passano ancora peggio e ogni tanto finiscono impiccati, così tanto per ricordare). Bisogna rispettare le culture e smetterla con certi atteggiamenti imperialisti!Le due hanno anche osato esprimere il senso di liberazione una volta che hanno potuto togliersi il velo: che scarsa sensibilità multiculturale! E poi adesso siamo tutti così amici dell’Iran, abbiamo fatto un bellissimo accordo sul nucleare (sul tema invito a leggere Maurizio Molinari sulla Stampa). E così tra gli attacchi non è mancata l’accusa di essere al soldo dei “sionisti”. Cara Giulia e cara Maddalena, la prossima volta fate un viaggio in Israele, vedrete che anche la cronaca di una storta alla caviglia per un buco per strada sarà accolta con favore ed entusiasmo.

Tuttavia, le reazioni scomposte a quel post credo abbiano una ulteriore, e in questo caso, più rilevante motivazione. Ovvero il sessismo, quella malattia della quale la nostra società non si è ancora liberata; una società ancora viziata dalla doppia morale (sul tema e sulla responsabilità della Chiesa cattolica scrisse diversi anni fa un bellissimo libro Giordano Bruno Guerri), che in alcuni suoi settori ancora non riesce a scindere il sesso (l’attività sessuale o la sua idea) dal genere femminile nella valutazione della persona.

Una società dove, nonostante il famoso processo per stupro del 1979 , se qualcuno ti ha messo le mani addosso, o peggio, c’è sempre chi – uomo o donna – pensa che, insomma, un po’ te la sei cercata.  Una società dove un giornale nazionale – evidentemente andando incontro ad un certo pubblico – come Libero non ha alcuna remora a pubblicare una copertina vomitevole (vedi sotto) per illustrare la notizia del post delle due giornaliste. O dove un giornalista Rai intervenendo sulla faccenda non riesce a fare di meglio che definire le due “sgallettate a piede libero” su Twitter; insomma due povere femminucce cretine.

Aggiungo che, forse, solo una donna può capire l’effetto traumatizzante di una molestia, anche una palpata per strada; è un attacco violento alla tua intimità, all’integrità della tua persona, ti fa sentire indifesa e se non sei forte dentro, anche sporca. Forse, dico forse, non voglio atteggiarmi a psicoanalista, Giulia e Maddalena hanno voluto scrivere anche per liberarsi di quelle sgradevoli sensazioni. E da tanti,compresi signori giornalisti,  per tutta risposta hanno ricevuto immondizia. Ma noi siamo un popolo dalle convinzioni ferme e i principi saldi: che vuoi che sia una pacca sul sedere, l’importante è salvare l’istituto della famiglia. Che tristezza.

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